Endodonzia

Procodile Q e resistenza alla fatica ciclica: evidenze scientifiche su design, trattamento termico e temperatura clinica

Due recenti studi scientifici indipendenti hanno analizzato il comportamento di Procodile Q rispetto ad altri sistemi, valutando l’influenza del trattamento termico, del design e della temperatura corporea.

Resistenza alla fatica ciclica negli strumenti endodontici: perché è un tema clinico centrale

La frattura degli strumenti endodontici in nichel-titanio (NiTi) rappresenta ancora oggi una delle principali complicanze durante la sagomatura canalare. Nonostante i progressi nelle leghe, nei trattamenti termici e nelle cinematismi reciprocanti, la fatica ciclica rimane un fattore critico, soprattutto in presenza di canali complessi, curvature multiple e anatomie sfidanti.

Negli ultimi mesi, due studi scientifici indipendenti, pubblicati su riviste internazionali peer-reviewed, hanno analizzato in modo approfondito il comportamento meccanico di diversi strumenti reciprocanti NiTi, includendo Procodile Q (Komet Dental).
I risultati offrono spunti estremamente rilevanti per un confronto basato su evidenze scientifiche, più che su semplici classificazioni commerciali.

Fatica ciclica e strumenti reciprocanti NiTi: quali fattori contano davvero?

La fatica ciclica si verifica quando uno strumento NiTi, ruotando liberamente all’interno di un canale curvo, è sottoposto a cicli ripetuti di compressione e trazione nella zona di massima curvatura. Questo stress alternato può portare alla propagazione di microcricche fino alla frattura dello strumento.

Tradizionalmente, molta attenzione è stata posta su:

  • tipo di trattamento termico (low-heat vs high-heat),

  • cinematica reciprocante,

  • lega utilizzata.

Le evidenze scientifiche più recenti mostrano però che la resistenza alla fatica ciclica non dipende da un singolo fattore, ma dall’interazione tra:

  • design dello strumento,

  • sezione trasversale,

  • conicità,

  • massa metallica,

  • comportamento metallurgico a temperatura corporea.

Questo approccio emerge chiaramente dai dati sperimentali dei due studi analizzati.

Low-heat e high-heat treatment: cosa emerge dallo studio di Schoppmeier et al.

Lo studio di Schoppmeier et al., pubblicato sull’European Endodontic Journal nel 2025, ha confrontato la resistenza alla fatica ciclica di quattro sistemi reciprocanti NiTi sottoposti a diversi trattamenti termici.

I sistemi analizzati includevano strumenti con:

  • trattamento high-heat

  • trattamento low-heat, tra cui Procodile Q

I test sono stati condotti:

  • a temperatura clinicamente rilevante (35 ±1 °C),

  • in canali artificiali a singola e doppia curvatura,

  • utilizzando un movimento dinamico (“pecking motion”), più vicino alla pratica clinica.

Risultati principali

I risultati mostrano che:

  • non vi sono differenze significative nella resistenza alla fatica ciclica attribuibili esclusivamente al tipo di trattamento termico;

  • le differenze più rilevanti emergono tra i diversi sistemi, indipendentemente dal fatto che siano low-heat o high-heat;

  • Procodile Q ha mostrato i valori più elevati di tempo a frattura (TTF) in tutte le configurazioni testate.

Procodile Q nei canali complessi

Un dato particolarmente rilevante riguarda i canali a doppia curvatura, considerati tra i più critici dal punto di vista meccanico.
In queste condizioni, Procodile Q ha mantenuto valori di resistenza alla fatica ciclica superiori, evidenziando:

  • maggiore affidabilità,

  • curva di sopravvivenza più favorevole,

  • elevata ripetibilità del comportamento meccanico.

La conclusione degli autori è chiara: la temperatura del trattamento termico, da sola, non è il fattore determinante.
Il ruolo centrale è giocato dal design dello strumento e dalla sua architettura meccanica.

Temperatura corporea e trasformazioni di fase: lo studio di Nehme et al.

Il secondo studio, pubblicato nel 2025 su Restorative Dentistry & Endodontics, affronta un aspetto spesso sottovalutato: gli strumenti endodontici lavorano a 37 °C, non a temperatura ambiente.

Lo studio ha confrontato:

  • Procodile Q,

  • altri strumenti reciprocanti NiTi,

valutando:

  • la resistenza alla fatica ciclica a 20 °C e 37 °C,

  • le temperature di trasformazione di fase della lega tramite analisi DSC (Differential Scanning Calorimetry).

Procodile Q a 37 °C: stabilità meccanica

I risultati mostrano che:

  • tutti gli strumenti analizzati subiscono una riduzione della resistenza alla fatica ciclica a temperatura corporea;

  • Procodile Q presenta il tempo a frattura più elevato sia a temperatura ambiente che a 37 °C;

  • soprattutto, Procodile Q mostra una delle minori riduzioni percentuali di resistenza passando da 20 °C a 37 °C.

Questo comportamento è correlato alle temperature di trasformazione della lega, che consentono a Procodile Q di mantenere caratteristiche meccaniche favorevoli anche in condizioni cliniche reali.

In termini pratici, ciò significa una maggiore stabilità del comportamento dello strumento quando conta davvero, ovvero durante l’utilizzo intra-canalare.

Design dello strumento e comportamento clinico: perché la geometria conta

L’analisi combinata dei due studi evidenzia come alcuni elementi progettuali siano determinanti per la resistenza alla fatica ciclica:

  • sezione a doppia S,

  • conicità .06, più conservativa rispetto a strumenti più aggressivi,

  • ridotta massa metallica,

  • distribuzione più omogenea degli stress lungo lo strumento.

Questi fattori contribuiscono a:

  • ridurre la concentrazione delle tensioni nelle zone di massima curvatura,

  • migliorare la distribuzione delle forze durante il movimento reciprocante,

  • aumentare l’affidabilità nei canali complessi.

Implicazioni cliniche nella scelta degli strumenti reciprocanti

Dal punto di vista clinico, i messaggi che emergono sono chiari:

  • non è sufficiente scegliere uno strumento “heat-treated”,

  • è fondamentale valutarne il comportamento a temperatura corporea,

  • nei canali complessi, la resistenza alla fatica ciclica diventa un criterio primario di sicurezza.

Il confronto basato su dati scientifici mostra come strumenti progettati con un equilibrio ottimale tra design, lega e conicità possano offrire maggiore predicibilità clinica e ridurre il rischio di separazione dello strumento.

Conclusione

Le evidenze scientifiche più recenti indicano che:

  • il trattamento termico, da solo, non è sufficiente a garantire una maggiore resistenza alla fatica ciclica;

  • il design dello strumento e il suo comportamento metallurgico a temperatura clinica sono i veri fattori discriminanti.

Nel confronto tra strumenti reciprocanti NiTi, Procodile Q si distingue per affidabilità, stabilità e performance, in particolare nei canali ad alta complessità anatomica.

Un esempio concreto di come ricerca scientifica, ingegneria e clinica possano convergere in soluzioni progettate per offrire maggiore sicurezza operativa.